LA FAVOLA DI KEMBA WALKER

Tra i tanti campioni che si stanno mettendo in luce in questa prima parte di regular season, spicca un nome che spesso e volentieri è poco coinvolto in discorsi riguardanti i migliori giocatori della lega, ossia Kemba Walker, che sta letteralmente trascinando i suoi Charlotte Hornets e offrendo prestazioni a dir poco eccezionali partita dopo partita.

 

La point guard classe ‘90, infatti, ha messo a referto sin qui ben 29.6 punti, 4.4 rimbalzi, 6.1 assist e 1.1 palle recuperate con il 46,5% dal campo e il 39% da dietro l’arco in 16 partite giocate, facendo registrare i suoi career-highs per punti, rimbalzi, assist, tiri tentati e segnati sia dal campo che da tre e guidando la lega per media punti a partita.

 

Grazie anche e soprattutto al suo straordinario contributo, dunque, gli Hornets hanno un avuto un inizio di stagione decisamente superiore alle aspettative, essendo attualmente appaiati all’ottavo posto ad Est con otto vittorie e altrettante sconfitte. La squadra attorno alla point guard selezionata con la nona scelta assoluta al Draft 2011 dagli allora Charlotte Bobcats, infatti, non sembra essere in grado di competere per grandi traguardi.

 

A tenerla a galla, finora, ci sta pensando Walker, che in appena 16 partite ha già messo in scena prestazioni a dir poco altisonanti, esibendo il meglio del proprio repertorio e dimostrando di avere ancora ampi margini di miglioramento. Dopo i 41 punti col 52% al tiro (15/29) e il 54% da tre (7/13) messi a referto nel season opener perso per 113-112 contro i Milwaukee Bucks, Kemba ha fatto registrare anche 30 punti e 7 assist col 61% dal campo (11/18) e il 50% dalla lunga distanza (5/10) nel 135-106 rifilato ai Chicago Bulls, mettendo poi a referto 37 punti con 6 assist nel ko per 105-103 coi Philadelphia Sixers e 30 punti e 9 assist in un’altra sconfitta coi 76ers (133-132 all’overtime).

 

Il prodotto di Connecticut, però, è esploso definitivamente nel match perso contro i Philadelphia Sixers sabato scorso, mandando a libri una storica prestazione da 60 punti, 7 rimbalzi, 4 assist e altrettante palle recuperate col 62% al tiro (21/34) e il 43% da tre (6/14) e facendo così registrare il suo career-high per punti, nonché la miglior prestazione offensiva in quest’avvio di stagione e nella storia dei suoi Hornets.

 

Dopo la partita con i Sixers, persa nonostante la galattica prova offerta dal proprio leader, Charlotte aveva da sbrigare un’altra pratica piuttosto complicata, rappresentata dai Boston Celtics di Brad Stevens e del rinato Kyrie Irving. In molti non si aspetterebbero di certo un’altra performance for the ages da parte della point guard degli Hornets, ma il buon Kemba ci tiene a far sapere a tutti che esiste anche lui e che merita maggior considerazione, abbattendo i Celtics (117-111 il risultato finale) con la bellezza di 43 punti, 4 rimbalzi, 5 assist e una palla recuperata col 56% al tiro (14/25) e il 54% da tre (7/13).

 

Per la terza volta in questa stagione, Walker  scollina i 40 punti, mentre per la sesta volta supera quota 30 punti, risultando una vera e propria macchina da punti, ma anche un ottimo uomo squadra dalla personalità da vendere. Un contributo del genere meriterebbe decisamente un andamento diverso da parte della sua squadra, che sta sì dicendo la sua per un posto ai playoff, ma che al contempo appare ancora troppo acerba se confrontata a un Kemba Walker che ormai ha ampiamente raggiunto livelli da consumato All-Star.

 

Giunto ormai all’ultimo anno del suo contratto con gli Charlotte Hornets, un quadriennale da 48 milioni di dollari complessivi firmato nel 2014, Walker sarà uno dei nomi principali sul taccuino dei general manager dell’intera lega, anche e soprattutto delle squadre che puntano a costruire roster ideali per competere ad alti livelli. Chissà quale sarà la sua scelta: restare agli Hornets e continuare ad essere l’idolo incontrastato della franchigia della Carolina del Nord – di cui tra l’altro ha già stabilito numerosi record e ne infrangerà tanti altri – oppure trasferirsi in una squadra che possa assecondare le sue ingigantite ambizioni?

 

Un gran dubbio che Kemba potrà riservarsi di risolvere la prossima estate: intanto si gode la sua super stagione, esultando come Michael Jordan – proprietario degli Hornets e suo grandissimo estimatore – nella sua notte da 60 punti e provando a portare Charlotte il più lontano possibile nella Eastern Conference, a guadagnarsi la terza convocazione consecutiva per l’All-Star Game e (perché no?) a dire la sua  per l’MVP.

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