LAKERS, IPOTESI MELO: I PRO E I CONTRO

Stando a indiscrezioni diffusesi nelle ultime ore, i Los Angeles Lakers potrebbero puntare su Carmelo Anthony per volontà di LeBron James, suo grandissimo amico da anni. I due sono coetanei ed entrarono entrambi in NBA in occasione del Draft 2003, venendo selezionati rispettivamente con la terza scelta assoluta dai Denver Nuggets e con la prima dai Cleveland Cavaliers.

 

Da quel momento in poi, le loro carriere hanno preso una direzione quasi del tutto opposta. Melo, campione NCAA con la modesta Syracuse, è riuscito a raggiungere numerosi traguardi individuali, ma non ha mai conquistato un MVP né, in particolar modo, un anello, non avendo mai preso parte alle Finals. LBJ, dal canto suo, ha messo in bacheca 4 MVP della regular season, 3 titoli e altrettanti MVP delle Finals.

 

Storie diverse, dunque, per due campioni che a loro modo hanno segnato la storia di questo sport. Eccezion fatta per l’esperienza con la maglia della Nazionale statunitense, James e Anthony non hanno mai giocato insieme, almeno fino ad oggi. I due, infatti, potrebbero farlo ai Lakers, i quali sarebbero alla ricerca di qualche nuovo elemento da inserire nel roster per renderlo più competitivo.

 

34 anni compiuti lo scorso 29 maggio, il nativo di Brooklyn è attualmente sotto contratto con gli Houston Rockets, con cui ha firmato un annuale al minimo salariale la scorsa estate, dopo essere stato rilasciato dagli Atlanta Hawks, che a loro volta lo avevano prelevato nell’ambito della trade a tre squadre (OKC e Philadelphia oltre ai Falchi della Georgia) che ha portato la point guard Dennis Schröder agli Oklahoma City Thunder.

 

Accantonato lo scorso 15 novembre e non facente ormai più parte del progetto dei Razzi, Melo ha disputato dieci gare in questa regular season, tenendo medie di 13.4 punti e 5.4 rimbalzi col 40,5% al tiro e il 33% da dietro l’arco in 29.4’’ in uscita dalla panchina. In molti addetti ai lavori hanno ipotizzato che il suo tempo in NBA sia giunto a conclusione, ma a onor del vero qualche squadra disposta a dargli una chance potrebbe esserci.

 

Tra queste figurerebbero i Los Angeles Lakers, attualmente quinti a Ovest con 15 vittorie e 9 sconfitte. I gialloviola, tuttavia, hanno da fare i conti con alcune carenze da non sottovalutare. Alla luce di ciò, aggiungere Carmelo Anthony sarebbe una mossa sensata oppure potrebbe rivelarsi azzardata, sull’onda di quanto già visto a Oklahoma prima e Houston poi?

 

La squadra di Walton sta pian piano trovando la continuità ideale per perseguire i propri obiettivi e dire la sua già quest’anno, quantomeno per centrare un piazzamento dignitoso in post season, ma al contempo deve risolvere varie lacune, in particolar modo dal punto di vista difensivo e mentale. In questo senso, il recente innesto di Tyson Chandler sembra poter ovviare a entrambe le defezioni.

 

Quest’ultimo è solo uno dei tanti veterani che circondano LeBron James (Stephenson, Rondo, Beasley e McGee tra gli altri), così come numerosi sono i giovani talenti che puntano ad affermarsi definitivamente nella lega e che sono ancora piuttosto discontinui in termini di rendimento, tra cui Ingram, Kuzma e Lonzo. Ai Lakers, inoltre, mancano tiratori affidabili che diano importanti garanzie da oltre l’arco. 

 

Sotto quest’ultimo aspetto, Melo potrebbe  fare al caso dei gialloviola, ma anche qui non mancano i (tanti) dubbi. Tra le fila di Thunder e Rockets, infatti, Anthony ha dimostrato una scarsa capacità di adattamento alla compagnia ingombrante di star con la palla in mano (Westbrook e George a OKC, Harden e l’amico Paul a Houston), non riuscendo a fare la differenza nel ruolo di spot up shooter cucitogli addosso da Donovan prima e D’Antoni poi.

 

E se l’esperimento non funzionasse nemmeno a Los Angeles? L’ipotesi è molto realistica, fondata su ben due casi diversi sí, ma al contempo analoghi e, soprattutto, recentissimi. Molti indizi lasciano pensare che Melo non veda di buon occhio l’ipotesi di avere un ruolo marginale e ritenga di poter ancora dire la sua almeno da secondo violino.

 

Una certezza che al momento non corrisponde affatto alla realtà. Al contrario, Anthony sembra essere giunto al punto di dover accettare un ruolo da comprimario e dimostrate a tutti di poter ancora dire la sua, sulla falsariga di quanto fatto da Derrick Rose a Cleveland e Minneapolis.

 

A Los Angeles, il fulcro del gioco e principale punto di riferimento della squadra è inevitabilmente LeBron James, che rispetto agli anni di Cleveland sta dimostrando di sapersi “mettere da parte”, in virtù della volontà di Magic Johnson di coinvolgere anche gli altri interpreti e fare in modo che la squadra non sia troppo dipendente dal nativo di Akron.

 

Da qui a dire che un giocatore del calibro di Carmelo Anthony, abituato a gestire la stragrande maggioranza dei possessi delle sue squadre per gran parte della sua carriera (quattordici anni tra Denver e New York), possa coesistere con LeBron, ce ne passa. Oltre a ciò, il tallone d’Achille del classe ‘84 è sempre stato l’atteggiamento difensivo, dunque il suo apporto difficilmente migliorerebbe un reparto arretrato già abbastanza in difficoltà.

 

Se, come sembra, sia proprio quest’ultimo a volere l’amico in California, lo scenario potrebbe essere diverso. Occhio, però, a dare per scontato che questa sia la volta buona per lui, perché potrebbe anche trattarsi del definitivo commiato alla lega a stelle e strisce. Dipenderà tutto (come sempre) da Anthony, ma questo lo si è già detto all’atto del suo arrivo a Oklahoma e dopo la firma al minimo salariale con Houston.

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