I SIGNORI DEL BASKET: CHARLES BARKLEY

“Quella sera scesi in campo e giocai…Giocai abbastanza bene. Non ero devastato, avevo bevuto soltanto qualche drink.”

Vi sfido ad immaginare, a immaginare chi abbia mai potuto “partorire” delle simili affermazioni.
Mamba Mentality, spirito di sacrificio, lavoro; mettete da parte ognuno di questi aspetti. Per una volta questi concetti importanti, importanti lo saranno il giusto.
Essere politicamente scorretti, non conformarsi agli usi e ai costumi, infischiarsene di ogni forma istituzionale; concentratevi piuttosto su questi di concetti; volgete, per una volta, lo sguardo al negativo, al male, all’oscuritá, tutti elementi caratterizzati da quel fascino trascimante, capace di irretire gli animi e i cuori. Unite la vostra individuale idea di bene a quella di male. Vi servirà entrare in contraddizione con voi stessi, così da addrentarvi in questa storia. Appartenente alla concezione cinese è il celebre “Yin e Yang”. Due tessere di uno stesso tutt’ uno ; l’una perderebbe significato e forma senza l’altra metà sostanziale. Incarnava in pieno questo dissidio tale Charles Barkley.


Yin e Yang erano presenti in parti perfettamente distribuite nel suo essere. Ciò che faceva in campo, il talento imbarazzante, la luce che proiettava su di sé dopo ogni giocata, l’attrazione che riusciva a esercitare sui propri tifosi. Questo era il suo Yang, il suo personalissimo bene. In Charles coesisteva però anche qualcuno altro.
Un Charles che era anche tanta sfrontatezza, irruenza, idiozia. Le liti con gli arbitri, La LITE con Shaq , l’essere una prima donna, la scarsa voglia di allenarsi, il volersi appoggiare esclusivamente sulle sue, se pur incredibili, doti.

Tutto Charles Barkley potrebbe essere racchiuso in un singolo episodio; prima che Charles diventasse “Sir Charles”. Prima di essere draftato da Phila, la franchigia della città dell’amore fraterno diede a Charles un ultimatum : “Dovrai perdere peso, altrimenti non ti sceglieremo”. Una parte di cervello di Charles, quella sana, inizia a carburare, si rende conto che deve correre ai ripari, perciò impregnato di uno spirito laborioso, mai visto prima e mai visto dopo, arriva in poco tempo al proprio obbiettivo. Credete sia finita così ?
Ilusi. Nel bel mezzo di una discussione telefonica tra Barkley e il suo agente, quest’ ultimo comunica al proprio assistito che i 76ers potranno offrirgli uno stipendio di appena 75.000$, causa problemi di Salary Cap. Charles comincia ad inveire al telefono, quasi lo scaraventa a terra. Per il suo modo di vedere il mondo, ricevere uno stipendio così basso avrebbe reso tutti i suoi sforzi insensati e sarebbe stato del tutto inutile approdare in NBA. Così, la sua mente geniale, sfruttando l’altra parte di cervello, quella insensata, formula un piano malefico. Nei giorni precedenti al draft, beh… mmm, come dirlo in maniera “signorile” e garbata; proviamoci:
” Charles, quel fottuto maiale, divora ogni tipo di schifezza che si trova davanti, ingurgitando quantità di cibo che avrebbero fatto impallidire persino Goku di Dragon Ball”. In un lasso di tempo irrisorio supera abbondantemente il peso “consentito” dalla dirigenza di Phila. Arriva la sera del Draft; Charles si presenta vestito con un abito rosso, che a malapena riesce a contenerlo. È sicuro che i 76ers non lo sceglieranno. I calcoli Charles però, li aveva fatti malino. Phila lo chiama, nonostante tutto. Il ragazzo si alza, con un sorriso finto, che più finto non si può e pensa “Col senno di poi avrei potuto mangiare di più. Pff, con questi spicci mi ci pulisco il culo”. Le cose però migliorano strada facendo.


A Phila Charles incontra Moses Malone, che lo “porta” al suo peso forma; già, incredibile, ma vero. Moses fa le veci di padre, Charles di figlio che deve apprendere. Migliora a vista d’occhio e conduce i suoi ad ottimi risultati, elevando il suo gioco di anno in anno. il 34 avrà in carriera numeri inverosimili, vincerà presto l’MVP, battendo nella corsa a quest’ ultimo, sua maestá MJ , che per vendetta, schiaccierá più volte Barkley e compagni durante i playoff. Ma torniamo al nostro filo conduttore. Charles a Phila non vuol più starci; è il 92 e si parla concretamente di una sua cessione ai Lakers, cessione che appare già fatta. Così, per festeggiare Charles va a cena fuori, e ci credo che avessi voglia di festeggiare, Charles. Saresti approdato ai Lakers, la squadra più famosa del mondo della pallacanestro. E poi si sa, ci sono tanti bei ristoranti nella città degli Angeli. Nel bel mezzo del “banchetto” però, arriva una chiamata. È il solito agente, lo stesso di qualche anno prima. Charles apprende che i 76ers avevano bloccato la trattativa di scambio. È imbufalito. È persino costretto a scendere in campo, indossando quella maglia che non avrebbe mai più voluto indossare. Non prima però, di essersi concesso giusto qualche drink, a sua detta. Modalità Ubriaco: On. Charles da alticcio alza l’asticella, distrugge con il trinitrotoluene la difesa. Mai visto uno Così, proprio mai visto. Alla faccia di “Genio e Sregolatezza” .

I 76ers li lascia alla fine, come voleva, accasandosi ai Suns, dove troverà la sua dimensione e raggiungerà l’apice della gloria. Barkley vuole vincere, è uno dei motivi per i quali aveva lasciato Phila, che secondo lui, puntava a far soldi, non a vincere. Ma anche un Barkley in stato di grazia, non riesce a far nulla contro Air Jordan. Barkley, che fino a quei momenti, si riteneva superiore al 23, non che a tutti gli altri, clamorosamente ammetterà la resa: “Michael è più forte di me, ne sono consapevole, e sono consapevole del fatto che la lega gli appartiene.” Jordan causerà a Charles anni di depressione, di insoddisfazione perenne. A causa di Quel dannato anello che non riuscirà mai ad ottenere. Quel pensiero che tutt’oggi lo tormenta. Ma quel giorno, ammettendo agli altri, ma soprattutto a se stesso la verità, aveva sconfitto i suoi demoni. Quel dissidio, fatto di sovrabbondanza di Yin o di Yang però, non sarebbe mai cessato. Per fortuna nostra e del gioco aggiungerei.


Provate ad immaginare un Barkley educato, rispettoso, senza macchia. Che noia. Un entertainment come lui,passa una volta ogni 250 anni, uno uguale a lui invece non passerà mai più. Barkley era il male mischiato al bene, la luce che si cela nelle tenebre, Lucifero che amareggia con Dio. Charles Barkley, lo Ying e lo Yang della cultura
NBA.

Giovanni Fede

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