L’ASCESA DI THOMAS BRYANT

Il cognome probabilmente l’avrete già sentito, del resto è stato per anni sulle bocche degli appassionati e continua ad esserlo. Ad ogni modo, le storie dei due Bryant cestisti, Thomas e Kobe, hanno ben poco in comune. Qualcosa, a onor del vero, potevano avercela, ossia una carriera nella stessa squadra, i Los Angeles Lakers.

I gialloviola, con la cui maglia Kobe ha vissuto una carriera a dir poco gloriosa dal 1998 al 2016, selezionarono Thomas Bryant con la quarantaduesima scelta al Draft 2017, concedendogli però soltanto sporadiche apparizioni in prima squadra (15 presenze con soli 4.8’ a gara) e assegnandolo prevalentemente ai South Bay Lakers, la squadra di G-League dei californiani.

Dopo un anno da rookie trascorso per lo più lontano dai campi NBA, il centro classe ‘97 si è accasato ai Washington Wizards con un contratto di un anno. Inizialmente riserva del ben più esperto Dwight Howard, Bryant ha iniziato a trovare maggior impiego dopo l’infortunio di Superman, offrendo prestazioni incoraggianti, tra cui quella nel ko per 123-98 in casa dei Philadelphia Sixers (12 punti, 7 rimbalzi, un recupero e una stoppata con 5/7 al tiro in 19’).

Non è da meno la prova da 16 punti, 9 rimbalzi, un assist, una palla recuperata e una stoppata con 5/8 dal campo nella gara vinta per 131-117 in casa degli Atlanta Hawks, così come quella da 12 punti, 4 rimbalzi, un assist e una stoppata con appena un errore al tiro (5/6 dal campo e un perfetto 2/2 da tre) nel ko per 136-118 in casa contro gli Houston Rockets.

Appena due giorni fa, il giovane centro ex Lakers ha definitivamente convinto anche i più scettici, esibendosi in una sontuosa prestazione nel match vinto 149-146 tra le mura amiche contro i Phoenix Suns dopo tre overtime: per lui, infatti, una doppia doppia da ben 31 punti e 13 rimbalzi col 100% al tiro (14/14) e dalla lunetta (3/3).

L’ultimo a riuscirci in NBA fu Gary Payton nel 1995 contro i Cleveland Cavaliers, mentre prima di lui soltanto Bailey Howell, Billy McKinney e Wilt Chamberlain. “Durante la partita non stavo portando il conto dei miei punti, sono stati i miei compagni a farmi rendere conto che stessi per fare una prestazione da record. Canestro dopo canestro, ho capito che non avrei più sbagliato.”, ha dichiarato Bryant al termine della gara.

Da semisconosciuto che sembrava destinato a non trovare fortuna in NBA a riserva di un centro del calibro di Dwight Howard, fino all’occasione di partire in quintetto, una chance sfruttata appieno dal nativo di Rochester, ormai pronto per spiccare il volo e raggiungere la tanto agognata consacrazione nella lega a stelle e strisce.

Il 21enne, da oggi, con Kobe non ha in comune soltanto il cognome, ma anche il fatto di poter essere accostato a tanti nomi che hanno contribuito a scrivere pagine gloriose della storia della pallacanestro NBA. E ora non sembra intenzionato a porsi limiti.

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