CAMERON REDDISH, REMEMBER ME

Nei Blue Devils di Coach K, c’è un ragazzo di cui si parla troppo poco, nonostante il suo talento. Classe ’99, Cameron, per gli amici Cam, Reddish nasce a Norristown (Pennsylvenia), una cittadina gemellata con un comune irpino. Notizia poco rilevante se non fosse che il gemellaggio è dovuto alle numerose famiglie italiane che vi risiedono e che hanno origini proprio irpine. L’Italia e gli italiani quindi hanno sempre fatto parte dell’infanzia di Cam. L’anno scorso infatti grazie all’Adidas Training Camp, ha avuto l’opportunità di visitarla. Roma, in particolare. N’è rimasto affascinato, come dichiara in un’intervista post allenamento. Si sa durante questi training i ragazzi vengono spremuti per bene non solo dagli allenatori e dai loro assistenti ma anche dai numeri giornalisti. E proprio da quell’intervista che “inizia” la storia di Cameron Cam Reddish.

Sin dalla Haverford School, è stato sempre un giocatore atipico. Alto, braccia molto lunghe, ma not too much strength. Troppo esile, ma comunque riusciva a dire la sua. Ha sempre preferito giocare con la palla in mano, creare gioco, e sfruttare i blocchi dei compagni, un’ala piccola con lo spirito della point forward. Quello che però ha da sempre contraddistinto il ragazzo è la sua dedizione al lavoro, nonostante avesse un talento smisurato non era strano trovarlo già dalle prime ore del mattino in palestra a lavorare su tutti gli aspetti del suo gioco. Più e più volte in quelle stancanti interviste ribadirà che solo grazie al suo lavoro e grazie alla sua “confidence”, fiducia nei propri mezzi, è stato capace di migliorare.

La pazienza e il lavoro pagano sempre, ma sui 28 metri Cam fa la differenza soprattutto in difesa. “Defese is everything for me.” Nonostante la sua dedizione in difesa, negli anni al liceo ha mostrato anche tutto il suo potenziale offensivo. L’apice lo raggiunge in due partite consecutive in cui metterà a referto prima 34 punti e poi 57 contro Georgetown, a nemmeno 24 ore di distanza. Molti lo iniziano a paragonare alle grandi stelle della NBA, su tutti Paul George. Non gli piacciono i paragoni nonostante George sia uno dei suoi giocatori preferiti. “Prendo le mosse da tutti, ma non imito una persona specifica. Un sacco di gente dice che assomiglio a Paul George quando gioco, quindi suppongo che lo farò. Mi piace essere me stesso.”

Il suo coach, Seth Berger, rimane esterrefatto. “Il suo talento è pari alla sua etica del lavoro. Per essere cosi talentuoso, è il giocatore che lavora più duro che io abbia mai visto”, dice il coach. “Penso che potrebbe diventare uno dei più forti di sempre.” Cameron migliorerà tanto durante l’high school tanto che le offerte dai college non si sprecano ad arrivare.

UCLA,Villanova, Kentucky, ma il ragazzo sceglierà, come ben sappiamo Duke. L’occasione di giocare insieme a Zion e a R.J. era troppo ghiotta, e poi Reddish ha qualche sassolino che deve togliersi. Barrett l’ha sfidato in una semifinale mondiale, finita con la vittoria del canadese che si è imposto con 38 punti sul team USA.
“Per molto tempo, mi è piaciuto molto il basket – l’ho adorato – ma stavo solo giocando per divertimento. Ora è un po’ come il mio lavoro.”
Nei “mock draft” viene posizionato nei primi 10, chissà dove andrà a finire, nel frattempo Cam lo trovate in palestra ad allenarsi sul suo footwork in maniera maniacale e spasmodica solo come un amante del gioco riesce a fare.

Giuseppe La Gatta

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