BUCKS, NON SOLO ANTETOKOUNMPO: LE CHIAVI DELLA SVOLTA

Tra le sorprese di questa prima parte di regular season, un posto di rilievo spetta ai Milwaukee Bucks, fin qui protagonisti di un ottimo avvio di regular season, con ben  9 vittorie ed appena 2 sconfitte: si tratta del terzo miglior record della lega, dietro ai Toronto Raptors (11-1) e ai Golden State Warriors (10-2), con un partita in meno rispetto a queste ultime due.

 

La franchigia del Wisconsin ha operato brillantemente sul mercato estivo, inserendo nel proprio roster tasselli utili e funzionali al loro sistema, tra cui in particolar modo il centro Brook Lopez e l’ala Ersan Ilyasova, due veterani in grado di dare maggiore solidità a una squadra che lo scorso anno ha palesato evidenti difficoltà in svariati aspetti, soprattutto per ciò che concerne la capacità di farsi valere a rimbalzo.

 

Il vero colpo, però, i Bucks lo hanno fatto affidando la panchina a coach Mike Budenholzer, reduce da un quinquennio a dir poco positivo alla guida degli Atlanta Hawks. L’ex assistente di Gregg Popovich ai San Antonio Spurs è indubbiamente uno dei migliori allenatori della lega ed ha già adattato alla grande Milwaukee alla propria filosofia cestistica.

 

Lo scorso anno, con l’esonero di Jason Kidd e la promozione a head coach del suo ex vice Joe Prunty, i Bucks non sono riusciti ad andare oltre il primo turno dei playoff, pur tenendo testa a larghi tratti ai Boston Celtics, trascinando la seconda forza della Eastern Conference fino a gara-7. Quest’anno, inevitabilmente, le aspettative in quel di Milwaukee sono decisamente più elevate, anche e soprattutto in virtù della crescita esponenziale dei tanti giovani talenti presenti nel roster dei Cervi.

 

Il leader e principale punto di riferimento è sempre il solito Giannis Antetokounmpo, atteso da una stagione in cui dovrà compiere il tanto agognato salto di qualità: in questo senso, The Greek Freak sembra aver intrapreso la strada giusta. Le sue medie di 25.6 punti, 12.9 rimbalzi, 5.7 assist, una palla recuperata e 1.3 stoppate per partita col 53.5% al tiro lo dimostrano, così come lo rivela ancor più il fatto che il classe ‘94 stia finalmente dimostrando di essere in grado di caricarsi la squadra sulle spalle anche nelle situazioni più intricate.

 

Ne è un esempio lampante il recente successo in casa dei Golden State Warriors, una prova di autorevolezza e carattere da parte dell’intero gruppo guidato da coach Budenholzer, in particolar di Antetokounmpo, capace di stendere i campioni in carica alla Oracle Arena (134-111 il punteggio finale, la peggior sconfitta per GSW dal 119-79 maturato lo scorso 10 aprile sul campo degli Utah Jazz e peggior ko interno in regular season dal 129-100 del 25 ottobre 2016 con i San Antonio Spurs) con una prova da 24 punti, 9 rimbalzi, 4 assist, 2 recuperi e altrettante stoppate, una delle quali su Kevin Durant, uno dei giocatori più difficili da contenere nell’intera lega.

 

Oltre al numero 34 greco, però, si sono messi in evidenza anche la point guard Eric Bledsoe, autore di ben 26 punti, 4 rimbalzi, 6 assist e una palla recuperata con ottime percentuali al tiro (83% dal campo con 10/12 e 67% da tre con 2/3), Malcolm Brogdon (20 punti, 3 rimbalzi, un assist e 2 recuperi col 64% al tiro e il 50% da dietro l’arco per il ROY 2017), Pat Connaughton, che ha messo a referto 15 punti in uscita dalla panchina col 64% dal campo, e Khris Middleton, che ha offerto il proprio contributo alla causa con 17 punti, 3 rimbalzi, 6 assist, ben 3 steals e una stoppata.

 

Ciò rivela una netta inversione di tendenza rispetto alle passate stagioni per i Bucks: la vittoria con i Warriors, infatti, mette ancor più in evidenza il fatto che Milwaukee abbia finalmente imparato a giocare e vincere di squadra, essendo riuscita ad imporsi sfruttando il potenziale di tante pedine e continuando a giocare in maniera efficace nonostante Antetokounmpo sia rimasto seduto in panchina per tutto il quarto periodo.

 

Al di là del successo in casa di Golden State, che peraltro arrivò anche nella scorsa stagione alla Oracle Arena (116-107 il 29 marzo scorso, con 32 punti di Antetokounmpo), ciò che sorprende è proprio il fatto che i Bucks stiano gradualmente esaltando il valore del proprio collettivo, svestendo il buon Giannis dei panni del salvatore della patria (cosa che peraltro continua ad essere in più occasioni, pur coadiuvato da un supporting cast di livello che prima non era così incisivo e continuo in termini di rendimento).

 

Coach Bud, insomma, sembra aver toccato le corde giuste: la stagione è ancora lunga e sono numerosi gli ostacoli che i Bucks dovranno superare per riuscire nel loro intento, anche e soprattutto dopo l’addio di LeBron James alla Eastern Conference: il passaggio di quest’ultimo ai Los Angeles Lakers, infatti, ha contribuito a rendere più competitiva la lotta alle Finals ad Est, non essendo ancora chiaro chi sia la favorita per succedere ai Cleveland Cavaliers nel ruolo di regina ad Est.

 

Tra Boston Celtics, Toronto Raptors e Philadelphia Sixers, meritano di essere menzionati, oltre agli Indiana Pacers, anche e soprattutto i Milwaukee Bucks, ormai desiderosi di competere ad alti livelli dopo anni passati a guardare e a raccogliere molto meno di quanto avrebbero potuto (i Cervi, infatti, non superano il primo turno addirittura dal 2001, quando si arresero per 4-3 al cospetto dei Philadelphia Sixers di Allen Iverson nelle finali di Conference).

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